Cornoleda
Il borgo di Cornoleda è la tappa intermedia nella salita al Monte Gemola.
Da qui il sentiero abbandona presto la strada per inoltrarsi nel bosco.

Il piccolo borgo Euganeo
Il borgo di Cornoleda, frazione collinare del comune di Cinto Euganeo, si trova sul versante meridionale dei Colli Euganei, lungo la strada che collega Baone e Valle San Giorgio con il cuore del parco collinare. Il paese è circondato da vigneti, oliveti e boschi e rappresenta uno dei piccoli centri rurali che raccontano la lunga relazione tra l’uomo e il paesaggio dei Colli Euganei.
Le origini dell’abitato sono antiche e si svilupparono soprattutto in epoca medievale, quando il territorio era legato alle vicende della signoria degli Este, che controllava molti dei castelli e dei villaggi della zona. Nel corso dei secoli Cornoleda rimase un piccolo centro agricolo, formato da corti rurali e case sparse lungo le strade che attraversano le colline.
Il punto di riferimento della comunità è la chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Nazario e Celso. La presenza di una chiesa a Cornoleda è documentata già nel 1154, indicata semplicemente come cappella di Valle San Giorgio. L’attuale edificio viene eretto nel 1774, mentre la costruzione del campanile avvenne alla fine del XIX secolo.
L’economia del territorio è stata per lungo tempo legata all’agricoltura collinare, in particolare alla coltivazione della vite e dell’olivo, grazie ai terreni ben esposti e il clima mite dei Colli Euganei.


Il Monte Gemola
Il nome di questo colle sembra legato alla presenza di Beatrice d’Este: “In conformità con il disegno della divina Provvidenza, decise di salire su un monte molto alto, che è chiamato Gemola, in modo che come gemma luminosissima diffondesse i raggi della sua luce e della sua santità in lungo e in largo per illuminare coloro che stavano nelle tenebre e nel l’ombra della morte, in special modo le donne nobili.”…
“E così, grazie alla moltiplicazione delle gemme, sul monte Gemola rifulse da ogni parte una luce più forte e più vasta…”
Di luce e bellezza sicuramente ne gode il panoramico Monte Gemola, con la sua vetta pianeggiante, dove trova spazio il complesso di Villa Beatrice d’Este, contornato dai tipici boschi euganei e da un panorama mozzafiato che spazia verso ogni versante.
Lasciandosi l’ingresso alle spalle, di fronte verso ovest il lembo più estremo del Parco Regionale dei Colli Euganei con il vicino Monte Cinto, il Monte Lozzo verso il confine vicentino ed ancora verso nord i coli di Fontanafredda. Girando lo sguardo verso nord troviamo il vicino Monte Rusta a far da padrone con il suo svettante cono vulcanico. Verso est sfilano l’altopiano del Monte Fasolo, il Pianoro del Mottolone, i colli di Arquà Petrarca ed il lontano Monte Ricco di Monselice. Ai piedi del colle la frazione di Cornoleda racchiude la vegetazione dei coltivi di olivo e vigneto, che adornano i dolci declivi del colle, mentre nella parte boschiva è il bosco misto a padroneggiare, con la roverella, il castagno, il carpino, l’orniello, la robinia, il pungitopo.
Qualche esemplare di conifera e sempreverde alloctono adorna il contorno ed il prato della Villa, com’era uso nel simboleggiare la vita eterna e la persistenza della fede, concetti centrali nella vita monastica e di eremitaggio, creando un ambiente di isolamento, silenzio e raccoglimento, ideale per la vita eremitica e la contemplazione.

Li condurrò sul mio monte santo
“Li condurrò sul mio monte santo
e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera.
I loro olocausti e i loro sacrifici
saliranno graditi sul mio altare,
perché il mio tempio si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli.” (Isaia 56,7-8)
Signore,
Il fuoco è per te come rugiada che rinfresca, e la pioggia, come fiamma che incendia. Sei potente nel configurare la pietra come forma che ispira, ed erigere il razionale come statua che non parla e non respira.
Tu rendi degno degli onori il debitore avvilito, e chi è ritenuto puro, Tu perscrutandolo giudichi nel diritto.
Chi è vicino alla morte, Tu lo dimetti nella delizia dei beni, e lo svergognato, lo fai rientrare dopo avergli unto di gioia il volto. Raddrizzi chi è condannato al precipizio delle ordure, e chi è traballante, lo stabilisci nella saldezza della roccia.
(San Gregorio di Narek, Libro delle lamentazioni, 53)
8>9 Da Cornoleda a Villa Beatrice

Testi storici a cura di Pro Loco Baone. Fonti: wikipedia
Testi naturalistici a cura di Trekkin2thewild
Riflessione spirituale a cura delle monache benedettine del Monastero Sant’Antonio Abate di Ferrara.

