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Valle San Giorgio

Il luogo in cui vi trovate, allestito nel 2025 come Parco Romanato, faceva in origine parte della proprietà di Villa Mantua Benavides. Quest’area era infatti l’antico brolo della villa, cioè il giardino e frutteto che sorgeva presso la residenza nobiliare. Da qui partiva anche una lunga scalinata che collegava direttamente la strada con la villa, creando un suggestivo percorso di accesso alla dimora padronale.
Da qui, partiamo per la salita del Monte Gemola, quella che ha affrontato la giovane Beatrice per raggiungere il luogo della sua ultima residenza terrena.

Le origini antiche di Vale

Il borgo di Valle San Giorgio, nel comune di Baone, si trova in una piccola conca ai piedi dei Colli Euganei meridionali, circondato da campi coltivati e vigneti. Il paese si sviluppò lungo l’antica via che collegava la pianura ai colli e per secoli fu formato da due nuclei distinti, conosciuti come Val di Sopra e Val di Sotto, piccoli gruppi di case e corti rurali che mantennero a lungo una propria identità all’interno della stessa comunità.

Il cuore del paese è oggi la chiesa parrocchiale dedicata a San Giorgio, punto di riferimento religioso e sociale per gli abitanti. La presenza di una chiesa in questo luogo è documentata già in epoca medievale, anche se l’edificio attuale è il risultato di trasformazioni e ricostruzioni avvenute nei secoli successivi. La chiesa domina la piazza del paese e conserva l’impostazione semplice tipica delle architetture religiose dei centri rurali dei Colli Euganei.

Poco distante si trova anche Villa Mantua Benavides, una delle residenze storiche più importanti della zona. La villa fu legata alla famiglia Benavides, nobile casato di origine spagnola stabilitosi nel territorio padovano nel Cinquecento. Come molte ville venete sorte tra pianura e collina, la residenza era al centro di un’ampia proprietà agricola e rappresentava il punto di gestione delle attività rurali che caratterizzavano l’economia del territorio.

Il salvataggio dei Colli Euganei

Ancora oggi, da qualsiasi direzione ci si avvicini, i Colli Euganei emergono dalla pianura mostrando le tante ferite dell’escavazione del Novecento. Negli anni ’60 erano attive 68 cave e tre grandi cementifici.
La grande mobilitazione dell’opinione pubblica, del movimento ambientalista e l’intervento della stampa portando la questione all’attenzione della politica nazionale.
Grazie all’operato dell’on. Giuseppe Romanato (Fratta Polesine 1916 – Rovigo 1985) e dell’on. atestino Carlo Fracanzani (Padova, 1935) si arrivo alla legge 1097 del 1971, prima legge di tutela ambientale in Italia, che sopravvisse ai numerosi ricorsi e pose lentamente fine all’escavazione indiscriminata dei Colli Euganei.

Beata Beatrice nell’arte

La chiesa di Valle San Giorgio conserva una delle opere d’arte più recenti su Beata Beatrice: è il dipinto di Giovanni Maria Sacchetto (1867-1921), databile ad inizio Novecento, e collocata sul soffitto della chieda parrocchiale.

L’opera raffigura la Beata Vergine del Rosario, con Beata Beatrice d’Este e il vescovo e martire San Biagio in adorazione.
È in riferimento alle figure venerate nel territorio della parrocchia, che comprende sia l’ex monastero del Monte Gemola, sia la chiesetta di San Biagio (risalente al 1300), nell’antica Val di Sopra.

Sulla strada, nella fatica, scopriamo chi siamo.

Ci si mette in cammino e la meta non è un luogo ma l’incontro con un volto, una persona: il Signore nostro Gesù Cristo. E mentre nel cammino della vita andiamo incontro a Lui, presto ci accorgiamo che Egli è già venuto incontro a noi e cammina con noi; respira la nostra aria, è presente alla nostra mensa, illumina i nostri sorrisi, porta con noi il peso della giornata.
La strada ci ricorda anche che la fatica è una compagna inseparabile dell’uomo nel cammino della vita. È proprio essa a donarci la lezione più grande ricordandoci che siamo limitati e fragili, e non onnipotenti, come spesso ci si vuole far intendere. E sulla strada, nella fatica, scopriamo chi siamo. Figli amati che per andare avanti hanno bisogno di un altro, dell’Altro, dal quale farsi sostenere e con il quale camminare. Nessuno si salva da solo come nessuno può compiere il cammino della vita da individuo isolato dagli altri. La strada ci fa scoprire che l’altro non è un nemico da cui difenderci ma un fratello da abbracciare perché i pellegrini veri, prima o poi, scoprono che c’è un Dio che si fa chiamare Padre.
(cfr. lettera di Papa Franceso per l’indizione del Giubileo 2025)

 “Innalzerò al mio Dio un canto nuovo: Signore, grande sei tu e glorioso,
mirabile nella tua potenza e invincibile. Ti sia sottomessa ogni tua creatura:
perché tu dicesti e tutte le cose furono fatte: mandasti il tuo spirito e furono costruite
e nessuno può resistere alla tua voce. I monti sulle loro basi sussulteranno,
davanti a te le rocce si struggeranno come cera; ma a coloro che hanno il tuo timore
tu sarai sempre propizio.
(Dal Libro  di Giuditta 16, 13-15)

7>8 Da Valle San Giorgio a Cornoleda