Il Monastero di Salarola
Qui a pochi passi sorgeva il monastero di Santa Margherita di Salarola, primo ritiro di Beata Beatrice quando scelse di abbandonare la vita di corte. I pochi resti del complesso sono ora inglobati nella residenza privata (non visitabile) che si intravede oltre questa salita.

Il colle Salarola e il monastero
È del 6 luglio 1179 il documento di rinuncia fatto dai conti Alberto ed Albertino da Baone nelle mani del marchese Obizzo, riguardante “Quattro campi di terra nel confine e nel territorio di Baone, situati sulla sommità del monte che è chiamato Salarola, affinché lì sia edificata una chiesa in onore di Dio e della beata Margherita.”
Il complesso apparteneva a una comunità benedettina femminile appartenente al ramo degli “Albi”, così chiamati per la tunica bianca indossata dai religiosi. Come altri piccoli cenobi medievali dei Colli Euganei, il monastero comprendeva la chiesa, il chiostro, il refettorio, il dormitorio e strutture destinate alle attività agricole e di sostentamento della comunità monastica.
Il monastero è documentato anche nelle vicende della beata Beatrice I d’Este (1192 ca.–1226). Intorno al 1220-1221, dopo le violenze e le tensioni politiche legate alle guerre tra guelfi e ghibellini che colpirono la sua famiglia, la giovane nobildonna decise di abbandonare la vita di corte e si ritirò per circa un anno e mezzo proprio nel monastero di Santa Margherita di Salarola, dove viveva una comunità di monache benedettine.
La presenza di Beatrice rese il cenobio un luogo significativo nella spiritualità e nella storia religiosa dell’area euganea. In seguito la religiosa lasciò Salarola per trasferirsi sul Monte Gemola, dove fondò una nuova comunità monastica più isolata.
Il monastero continuò comunque la propria attività per diversi secoli. Nel 1459 papa Pio II lo unì al monastero padovano di San Mattia, probabilmente a causa del progressivo declino della comunità e della diminuzione del sostegno politico degli Estensi e della popolazione locale. La vita monastica sul colle di Salarola terminò definitivamente nel 1572, quando il vescovo di Padova Niccolò Ormaneto ordinò alle ultime monache di trasferirsi proprio a San Mattia.


Beata Beatrice al Salarola
Nei primi mesi del 1220 Beatrice, con la protezione del Beato Giordano Forzate e di Alberto da Montecchio, quasi segretamente, lasciò la sua residenza estense, chiese ospitalità e si ritirò — accolta dalla badessa Concordia — per circa un anno e mezzo a vita contemplativa nel monastero di Santa Margherita sul monte Salarola, un poggio presso Calaone.
Non vestì l’abito di quelle consorelle ma ne condivise umilmente la vita religiosa, rimanendo però ancora libera di se stessa e dei suoi beni, e provvedendo a regolare alcuni aspetti del suo patrimonio, come risulta dai documenti notarili redatti nello stesso monastero in quello stesso periodo.
Sembra, secondo l’opinione di alcuni studiosi, che la data del 1220 coincida con la morte del marchese Guglielmo Malaspina, al quale avrebbe potuto o dovuto andare in sposa, secondo i progetti della sua Famiglia, intuibili dai testi di Aimeric di Peguilhan, che dedicò ben cinque canzoni al marchese Guglielmo e a Beatrice.

Avvertenze
Il luogo dell’antico monastero è ora residenza privata, non visitabile.
L’Oratorio di Santa Margherita risultava aperto al culto nel 1862, ma pochi anni dopo un incendio distrusse quel poco che era sopravvissuto a tre secoli dalla chiusura del monastero.
Tracce delle architetture della piccola chiesetta risultano ora inglobate nel complesso.

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5>6 Da Salarola alla Vallesana

Testi storici a cura di Pro Loco Baone. Fonti: wikipedia
Testi naturalistici a cura di Trekkin2thewild
Riflessione spirituale a cura delle monache benedettine del Monastero Sant’Antonio Abate di Ferrara.

