Natura ferita e curata
Il sentiero percorre tratti di una vecchia strada dismessa, dove gli alberi spaccano l’asfalto e la natura prova a rimpossessarsi dei propri spazi. Dopo due piccoli tornanti, si lambisce il terreno di una ex-cava, una delle tante che nel Novecento hanno cambiato l’aspetto dei Colli Euganei.
Ancora poche centinaia di metri e si attraversano campi coltivati, uliveti e frutteti: la mano dell’uomo che da millenni cura e rendi produttivi questi pendii.

La cava del Monte Murale
Per secoli i Colli Euganei sono stati una delle principali fonti di trachite, una roccia vulcanica molto resistente e facile da lavorare, utilizzata fin dall’epoca romana per pavimentazioni, edifici e opere pubbliche. L’attività estrattiva crebbe soprattutto tra Ottocento e Novecento, quando numerose cave vennero aperte sui versanti dei colli e la pietra euganea iniziò a essere esportata verso molte città del Nord Italia. Anche l’area di Calaone, tra i comuni di Este e Baone, fu interessata da questa intensa attività. Qui, sul Monte Murale, venne aperta negli anni del dopoguerra la cava Panfilo, attiva tra il 1952 e il 1971, uno dei tanti siti dedicati all’estrazione della trachite e di materiali per l’edilizia.
L’escavazione lasciò una grande incisione nel fianco del monte, modificando in modo evidente il profilo naturale della collina. In quegli stessi anni, in diverse zone dei Colli Euganei, lo sfruttamento intensivo delle cave contribuì ad aumentare la fragilità dei versanti. Anche il Monte Murale è stato interessato nel tempo da fenomeni di instabilità e movimenti franosi. Alla fine degli anni Sessanta il paesaggio dei Colli Euganei appariva ormai profondamente segnato dalle escavazioni. Proprio da queste preoccupazioni nacque un forte movimento di tutela del territorio che portò, nel 1971, all’approvazione della legge Romanato-Fracanzani, il provvedimento che pose un freno all’apertura di nuove cave e segnò l’inizio di una nuova stagione di protezione per il paesaggio euganeo.
Oggi l’area dell’ex cava è al centro di un progetto di recupero e valorizzazione.


Il Bosco euganeo
Il bosco dei Colli Euganei gode di una varietà vegetazionale davvero ricca. Questa particolare diversità è favorita dal tipo di clima mediterraneo- continentale e si rispecchia in ogni versante di esposizione di ogni colle. La tipicità del bosco termofilo comprende roverella, carpino nero, orniello, bagolaro e leccio, spesso su terreni asciutti e ben riscaldati. Sui versanti esposti a nord o comunque dove la temperatura è più fresca od umida, su terreno vulcanico acido, il castagno fa da padrone. Sui versanti soleggiati e sui vegri è la macchia mediterranea a predominare, con leccio, corbezzolo, erica arborea, cisto, terebinto e ginestra.
Esistono inoltre numerosi fiori e piante che sono arrivati a noi durante l’ultima era glaciale e ancora presenti nei nostri vegri o boschi Euganei: per citarne alcuni la Ruta Patavina (Patavina da Patavium, Padova), un fiore arrivato a noi dalla steppa che, adattandosi al nostro territorio, è divenuto parte della flora Euganea come nostro endemismo. Altri esempi: il semprevivo ragnateloso, il faggio (unico esempio per il nostro territorio per questa specie montana a quote prossime al livello del mare), la betulla.
Queste piante vengono chiamate relitti glaciali, specie rappresentanti della flora artico-alpina che durante le glaciazioni quaternarie si spinsero a sud sino alla nostra regione, non potendo sopravvivere in ambienti completamente rivestiti dal ghiaccio.
Il clima particolare che si crea nei Colli Euganei, in base al versante, fa si che si crei quindi un ecosistema mediterraneo-continentale ed un’oasi di biodiversità completamente diversa alla vicina pianura: si crea quindi una flora tipica mediterranea, che favorisce minori fenomeni di inversione termica nei periodi autunnali e invernali, favorendo quindi un clima meno umido e più caldo anche nella stagione invernale.

“La roccia del mio cuore è Dio , è Dio la mia sorte per sempre”. (Salmo 72, 26)
Ascoltatemi, voi che siete in cerca di giustizia, voi che cercate il Signore; guardate alla roccia da cui siete stati tagliati, alla cava da cui siete stati estratti”. (Isaia 51,1)
Non dobbiamo pensare che sia difficile trovare il cammino della santità e della gioia, perché questo è tracciato con molta chiarezza davanti a noi: il Battesimo ci ha dato la grazia per essere santi nel corpo e nello spirito.. Lascia che la grazia del tuo Battesimo fruttifichi in un cammino di santità. Lascia che tutto sia aperto a Dio e a tal fine scegli Lui, scegli Dio sempre di nuovo. Non ti scoraggiare, perché hai la forza dello Spirito Santo affinché sia possibile, e la santità, in fondo, è il frutto dello Spirito Santo nella tua vita (cfr Gal 5,22-23).
(Papa Francesco, omelia a Santa Marta)
[…] Più passa il tempo, più mi sento a casa dovunque… anche se più che essere a casa, io sono altrove. Mi capite? Cioè va sempre tutto bene. Qualunque siano le circostanze, qualunque siano gli eventi… io sono come voi come tutti gli altri. Anch’io sono schiacciata e ferita. Lo sono, ma è come se non lo fossi. Non si tratta solo della realtà verissima che “il Signore risparmia il vento alla pecora tosata”. Il fatto è che siamo di passaggio, siamo pellegrini, dunque in una qualche misura spettatori e allo stesso tempo totalmente coinvolti per questa vocazione all’umanità, per la vocazione all’amore, che è azione di grazia, e che ci fa agire, cioè amare, come se tutto dipendesse da noi e attendere come se tutto dipendesse da Dio.” (Annalena Tonelli ‘Lettere de Somaliland 1996-2003. EDB Bo 2018p.115)
3>4 Dal bosco a Calaone

Testi storici a cura di Pro Loco Baone. Fonti: wikipedia
Testi naturalistici a cura di Trekkin2thewild
Riflessione spirituale a cura delle monache benedettine del Monastero Sant’Antonio Abate di Ferrara.

